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Ponte sullo Stretto, Cgil Messina: la realtà smonta la propaganda, a pagare saranno cittadini e cittadine

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29 Maggio 2026
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Ponte sullo Stretto, Cgil Messina: la realtà smonta la propaganda, a pagare saranno cittadini e cittadine
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Il sindacato evidenzia come l’opera stia diventando il simbolo del fallimento della politica infrastrutturale

29 maggio 2026 – “Il Governo continua a raccontare il Ponte sullo Stretto come l’opera simbolo della modernizzazione del Paese. Ma la realtà, giorno dopo giorno, sta smontando questa propaganda”, la Cgil Messina interviene ancora sull’opera nei giorni in cui altri pareri mettono in luce ulteriori criticità.

Il parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti sulle tariffe di pedaggio del Ponte sullo Stretto – osserva la Cgil Messina – mette infatti nero su bianco criticità economiche, infrastrutturali e finanziarie che denunciamo da tempo. Oggi sappiamo che il costo del pedaggio potrebbe arrivare fino a 27 euro, ben lontano dai propagandistici 4-7 euro sbandierati nei mesi scorsi dal Governo e dalla Società Stretto di Messina. E la stessa ART precisa che si tratta di una stima basata sui costi attuali, destinata con ogni probabilità ad aumentare ulteriormente a causa della crescita dei prezzi dei materiali e dell’assenza di un progetto esecutivo definitivo.

È la conferma – sottolinea la Cgil – di ciò che abbiamo sempre sostenuto: non esiste ancora un quadro economico certo dell’opera e non è quindi possibile conoscere il costo reale che rischia di ricadere sul Paese. Con pedaggi di questo livello crolla definitivamente anche la narrazione delle “due città unite” e della mobilità accessibile per cittadini e lavoratori.

È bene ricordare, inoltre – prosegue la Cgil – che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nella procedura di approvazione del progetto da parte del CIPESS, aveva completamente ignorato il coinvolgimento dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, intervenuta solo successivamente grazie a quanto stabilito dalla Corte dei Conti. Un elemento che conferma le criticità e le forzature che hanno accompagnato l’intera gestione del progetto.

Il parere dell’ART evidenzia inoltre che la sostenibilità economica del Ponte dipende dalla realizzazione di numerose infrastrutture complementari — strade, autostrade e collegamenti ferroviari — che ad oggi non risultano né completate né integralmente finanziate. La stessa Autorità segnala che eventuali ritardi o mancate realizzazioni delle opere accessorie rischiano di compromettere i flussi di traffico previsti, i ricavi da pedaggio e quindi l’intero equilibrio economico-finanziario dell’opera.

Pesanti – evidenzia ancora la Cgil – anche le osservazioni sulla componente ferroviaria, rispetto alla quale vengono evidenziati ricavi potenzialmente insufficienti e una distribuzione squilibrata dei costi tra parte ferroviaria e parte stradale.

Per la Cgil Messina, il rischio concreto è che, di fronte a costi crescenti, ritardi, squilibri finanziari o ricavi inferiori alle previsioni, a pagare il conto finale non siano i concessionari o i soggetti privati coinvolti, ma direttamente lo Stato e quindi i cittadini.

In altre parole, mentre gli eventuali profitti verrebbero privatizzati, i fallimenti, gli extracosti e le necessità di riequilibrio finanziario rischiano di essere scaricati interamente sulla collettività attraverso nuove risorse pubbliche, ulteriore indebitamento o tagli ad altri investimenti strategici.

È un modello profondamente sbagliato e inaccettabile – dice la Cgil Messina – soprattutto in una fase in cui il Paese avrebbe bisogno di utilizzare ogni euro disponibile per rafforzare servizi pubblici, infrastrutture diffuse, sicurezza del territorio, diritto alla mobilità, sanità, scuola e coesione sociale. E mentre il Governo continua ostinatamente a inseguire questa opera faraonica, quasi 14 miliardi di euro restano bloccati su un progetto pieno di incognite, mentre Sicilia e Calabria continuano a pagare ogni giorno il prezzo di infrastrutture insufficienti, trasporti inadeguati e collegamenti inefficienti.

Quelle risorse – ribadisce la Cgil – devono essere finalmente utilizzate per ciò che serve davvero al Sud e al Paese: manutenzione delle reti ferroviarie e stradali, messa in sicurezza del territorio, potenziamento del trasporto pubblico, porti, logistica, mobilità sostenibile, infrastrutture sociali e investimenti capaci di creare sviluppo reale, lavoro stabile, qualità ambientale e diritti di cittadinanza. La vera modernizzazione del Mezzogiorno non passa dalle grandi opere propagandistiche, ma da investimenti utili, sostenibili e immediatamente capaci di migliorare la vita delle persone.

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