I dati della piattaforma Ccnl della Cgil Sicilia fotografano una realtà preoccupante per la provincia di Messina: migliaia di lavoratrici e lavoratori sono assunti con contratti pirata, accordi sottoscritti da organizzazioni non rappresentative che prevedono salari più bassi e tutele inferiori rispetto ai Contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Lo evidenzia la Cgil Messina che rilancia la questione del lavoro fortemente precario e la necessità di un patto per il lavoro di qualità
Il fenomeno – osserva la Cgil – assume dimensioni particolarmente rilevanti nel terziario e nei servizi, dove 4.874 lavoratori risultano inquadrati con contratti pirata, ma interessa anche comparti fondamentali come sanità, assistenza, cultura ed enti, con 942 lavoratori, e i poligrafici e spettacolo, con 372.
L’elaborazione della piattaforma della Cgil Sicilia evidenzia che, nel settore del commercio, un commesso addetto alla vendita con contratto pirata può subire una perdita salariale annua fino a 6.565,85 euro rispetto al contratto sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil. A questo si aggiunge una minore contribuzione previdenziale pari a 1.969,75 euro, con un danno economico complessivo che raggiunge 8.535,60 euro all’anno, destinato ad incidere anche sul futuro trattamento pensionistico del lavoratore.
L’ applicazione dei contratti pirata, fa presente la Cgil Messina – non si traduce soltanto in perdita di salario netto per le lavoratrici e i lavoratori che in un anno ammonta a circa 41 milioni di euro ma anche minore gettito per l’Inps per un valore complessivo di cica 12 milioni di euro annui per la sola provincia di Messina.
“I contratti pirata – dichiara il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti – rappresentano uno strumento di dumping contrattuale che impoverisce i lavoratori e altera la concorrenza tra le imprese. Chi applica questi contratti paga salari più bassi, riconosce meno diritti e scarica il costo della competizione sulle persone che lavorano. È inaccettabile – prosegue Patti – che, a parità di mansioni, un lavoratore possa percepire retribuzioni inferiori e avere meno tutele semplicemente perché l’azienda applica un contratto non rappresentativo e a ribasso. Questo fenomeno alimenta il lavoro povero e precarizza ulteriormente il mercato del lavoro messinese”.
La Cgil Messina chiede che negli appalti pubblici e privati venga applicato esclusivamente il contratto collettivo nazionale sottoscritto dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, rafforzando i controlli e approvando una legge sulla rappresentanza che impedisca l’utilizzo dei contratti pirata.
“Difendere i contratti nazionali – conclude Patti – significa difendere il salario, la sicurezza, la dignità del lavoro e garantire una concorrenza leale tra le imprese. La qualità del lavoro non può essere sacrificata in nome del massimo ribasso”.
La Cgil Messina ha già portato sul tavolo dell’Amministrazione comunale la richiesta di un protocollo d’intesa per il lavoro di qualità, come strumento per migliorare le condizioni di lavoro nel territorio, per contrastare il lavoro a ribasso e tutte quelle diseguaglianze contrattuali e salariali che rendono la realtà messinese particolarmente fragile.
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